| Nunzio Nasi |
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La nostra scuola porta il nome di questo famoso uomo
politico italiano, nato a Trapani nel 1850 e morto a Erice nel 1935.
Compiuti gli studi giuridici, Nunzio Nasi si dedicò
all'attività politica: fu più volte eletto sindaco e consigliere del
comune di Trapani; divenne deputato ad appena 36 anni; ministro delle
Poste con Pelloux (1898-99) e poi della Pubblica Istruzione con
Zanardelli (1901-03), professò idee democratiche e fu tra i fondatori
del Partito Radicale Legalitario.
In qualità di Ministro della pubblica istruzione fece
approvare la legge (1903) che stabiliva uguale stipendio per maestri e
maestre. Nel 1904 fu però accusato dal Corriere della Sera e
denunciato alla Camera da alcuni suoi avversari politici, tra i quali
i socialisti Saporito e Bissolati, per aver sottratto fondi
dall’Amministrazione scolastica.
La vicenda giudiziaria si mescolò con la lotta
politica, che vedeva il nuovo Primo Ministro Giolitti ostile a
Nasi. Le accuse a suo carico aprirono per tre anni in Italia una
serie di polemiche, che in Sicilia degenerarono in gravi incidenti
di piazza e che diedero vita al fenomeno del nasismo.
Il 24 febbraio 1908 il Senato, costituitosi in Alta
Corte di Giustizia, condannò Nasi a 4 anni di interdizione dai
pubblici uffici e a 11 anni di reclusione, da trascorrere nel
proprio domicilio.
Il condannato si proclamò innocente e nella sua
sventura fu sostenuto e confortato dall'affetto e dalla
solidarietà dei Trapanesi, forse eccessivi nella loro
protesta. Gravi disordini, infatti, avvennero nella città,
dove furono abbattuti e buttati in mare gli stemmi dello
Stato, la cui autorità per molto tempo non fu riconosciuta.
Il Comune, nell'ondata emotiva, intitolò al
Nasi e ai membri della sua famiglia alcune strade.
Trapani rimase fedelissima a Nasi che,
idolatrato dai suoi sostenitori, considerato come un
perseguitato politico, fu rieletto come deputato nel 1909 e
nel 1913, ma la Camera annullò l'elezione. Nasi riprese il suo
posto in Parlamento nel 1914 e vi rimase fino al 1926 quando
fu allontanato come antifascista.
Morì povero lontano dalla casa che gli aveva
donato il suo popolo e che tutt'oggi porta il suo nome.
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